Io cosa ne penso?


Tutto ciò che pensiamo e agiamo è, il più delle volte, una conseguenza della ricerca di soddisfazione di qualche istinto, istanza, bisogno o necessità indotta o autogenerata. Nella maggior parte dei casi avviene a nostra stessa insaputa, poiché la velocità con cui il cervello processa i dati è tale che, per ri-conoscere veramente quali voci, immagini e sinestesie tirano i fili che ci fanno muovere e manifestarci, occorre esercitare una buona capacità di autosservazione. Abituati come siamo ad "andare in automatico", mi viene facile dire che ci serve ancora tanto allenamento, prima per scoprire "cosa" ci fa comportare come ci comportiamo, e poi per poter decidere veramente o quantomeno più consapevolemente, come comportarci. 
Salvo qualche raro caso, la maggior parte di noi (e per la maggior parte del tempo) vaga in una nube di pensieri, idee, costrutti mentali che ha assorbito e poi col tempo fatto propri, anche nel caso in cui un ragionamento, una logica o un modo di interpretare la realtà non provenga dalla propria esperienza pratica e diretta. Credo che esistano virus mentali, schemi e modalità di pensiero che si trasmettano di generazione in generazione, e poi si diffondano nei più svariati modi: con l'educazione, i media e il semplice "dialogare". 

Il fatto che qualcuno dica e sostenga una certa idea, non significa che questa idea sia valida, o che se è stata valida in passato lo debba continuare ad essere per sempre.

Nel mio mondo, cioè in quella che è la mia personale attitudine a "percepire ciò che mi circonda", una cosa importante è il chiedersi spesso "Io cosa penso?". Sto parlando di fermarsi e di chiedersi come si fa a sapere qualcosa, come si fa a sapere se è vera o falsa. A volte durante conferenze e seminari chi mi pone domande lo fa sulla base delle proprie conoscenze, e le conoscenze derivano o da un'esperienza diretta o da una cultura intellettuale. Entrambe sono importanti, poiché l'esperienza diretta porta a delle riflessioni, così come certe riflessioni determinano poi un atteggiamento pratico. Ma quando si finisce nel puro nozionismo e citazionismo disgiunto dalla pratica o da un osservazione di ciò che si sente, legge, assorbe dall'esterno, rischiamo di essere simili a dei robot che si lasciano programmare o che lasciano che il sistema operativo e le applicazioni funzionino per i fatti loro. 

Ecco allora che capita che noi pensiamo che sia nostra un'idea che in realtà nostra non è, ma che facciamo nostra in base all'immagine, alla fiducia, all'onorabilità, alla competenza, o alla saggezza che attribuiamo a chi ci trasmette un suo pensiero. 

"Buddha diceva che... Osho asseriva... Kant sosteneva... secondo Gurdjieff... Freud postulava... Einstein ha sempre pensato che... Nei Vangeli è scritto che..." IO COSA NE PENSO? 

Se la mia esperienza diretta mi dice qualcosa che si scontra con ciò che dice o diceva o dicevano altri grandi pensatori, intellettuali, maestri, professori, psicoterapeuti, scienziati... posso mantenermi aperto e verificare nuovamente il mio pensiero attraverso la pratica, ma ognuno è bene che trovi la propria verità. Può anche succedere che "Dio" si stia sbagliando! Credo che il più grosso salto evolutivo che potremo fare sarà di comprendere nel profondo che quando il linguaggio, la parola vengono utilizzati creano diverse realtà, diverse modalità di descrizione di ogni fenomeno, e questo dà forma al fenomeno stesso in tanto modi in ognuno di noi.

Quando ascoltiamo attentamente le persone, con curiosità e apertura, diventa più facile rendersi conto e comprendere quali siano le convinzioni e i valori che le guidano a compiere certe scelte, e quindi a portare avanti certi comportamenti nella propria vita. Il dibattito politico ne è un grande esempio. Hanno tutti ragione e hanno tutti torto. Vedo, sento, ascolto i virus mentali entrare e uscire dagli altri e da me stesso. E...

"IO COSA NE PENSO?"