La Signora "Italia" e la seduta di terapia familiare

Tempo fa ho incontrato un amico terapeuta sistemico-familiare, e mi ha raccontanto della signora Italia, che si è presentata da lui per una consulenza. "È un caso particolarmente interessante.
È arrivata insieme ai due figli, Gaia e Pietro, dicendo che non sapeva più che fare." Io, curioso, gli ho chiesto di raccontarmi.


"Questa caso lo devi proprio ascoltare... così mi dici cosa ne pensi...
Dunque, lei era parecchio preoccupata e così anche i due figli di diciotto e venticinque anni. La situazione, a quanto mi ha detto, sembrerebbe questa. Praticamente il marito si ritrova all'interno di un grande litigio familiare. Il padre, nonno Giorgio, sta per andare in pensione e deve decidere a chi lasciare il suo posto all'interno della grande attività di famiglia. È un momento delicato, perché l'impresa familiare è piena di debiti. I fornitori e creditori se ne stanno tutti lì ad osservare in che modo si "rinnoverà" il consiglio di amministrazione.
Nonno Giorgio ha quattro figli: lo zio Silvio, che pare un tipo poco raccomandabile. Sai quelle persone che non si capisce mai bene che lavoro facciano? Ecco... è un uomo di settantasette anni che prima faceva il cantante sulle barche da crociera, e poi, tutto d'un tratto, negli anni '70, ha costruito palazzine, ma non si sa bene con che soldi... qualcuno dice con l'aiuto economico di bande di malviventi del Sud... poi si è dedicato all'editoria e alla tv... ed è pieno di processi in corso, e ha pure una condanna in primo grado per frode fiscale... la sua figura è macchiata da scandali riguardanti la prostituzione... sai... per via di una minorenne marocchina..."

Caspita! Ho esclamato...

"Poi c'è lo zio Pierluigi, che è circondato da collaboratori che hanno strizzato l'occhio per anni allo zio Silvio, anche se molti in famiglia chiedevano che fosse allontanato. Pare che il figliastro Matteo, più giovane e brillante, possa prendere il suo posto, e voglia mantenere buoni rapporti con lo zio Silvio, tanto che il suo principale consulente, cioè colui che cura la sua immagine, è un certo signor Gori, che tanto successo ha avuto importando nelle aziende dello zio Silvio format "geniali" come il "Fratello Grande". Matteo, tempo fa, è stato a cena dallo zio Silvio, e ora pare voglia passare un'altra serata con i suoi "Amici" a casa di una tale signora Maria. 
Poi c'è lo zio Beppe che "è sempre stato uno che alza la voce, dice parolacce, è molto scurrile e non ha peli sulla lingua." Per anni non si è occupato direttamente degli affari familiari, viaggiava, faceva il comico e, durante gli spettacoli, prendeva in giro e insultava tutto il resto della famiglia. Poi ha conosciuto un tipo strampalato, un capellone, un certo Gianroberto, che gli ha messo in testa di informatizzare tutto e di importare un uso massiccio di internet all'interno dell'impresa famigliare. 


Ora lo zio Silvio vuole che il nonno Giorgio gli ceda il suo posto, o lo ceda ad un suo amico, in cambio dice che collaborerà con lo zio Pierluigi. Italia mi racconta che "lo zio Pierluigi è riuscito a piazzare in due punti chiave dell'azienda Laura e Piero, che sembrano due persone per bene, e che si sono offerti di essere pagati molto meno per il loro lavoro, vista la situazione difficile. Pare che Piero piaccia anche allo zio Silvio, anche perché Piero era un giudice amico di Marcello, il braccio destro di zio Silvio, condannato per concorso esterno in associazione mafiosa. Marcello parla bene di Piero e dice che "Giocava nella mia squadra di calcio. Era bravo, giocava tecnicamente bene. Non gli piaceva sporcarsi di fango. Era sempre pulito e pettinato". Inoltre Piero in passato aveva proposto di dare un premio allo zio Silvio per la lotta portata avanti contro la delinquenza.
Lo zio Pierluigi dice di non voler collaborare con lo zio Silvio, e ha continuato a chiedere allo zio Beppe di appoggiarlo in una nuova amministrazione, "altrimenti si rischia che lo zio Silvio riesca a controllare tutto". Ma lo zio Beppe gli ride in faccia, e sgrida alcuni collaboratori che cedono alle avances di Pierluigi, e vuole che in consiglio di amministrazione entrino i suoi ragazzi. Pierluigi e Silvio dicono che Beppe è un desposta, e che i suoi ragazzi sono troppo giovani, inesperti e incompetenti. I ragazzi dello zio Beppe dicono allo zio Pierluigi che non si fidano di lui, perché lui e lo zio Silvio hanno amministrato per vent'anni l'impresa, e che la colpa del fallimento è loro. Lo zio Beppe vuole che vengano presi provvedimenti anche senza un presidente: dice che si può cacciare lo zio Silvio e renderlo ineleggibile (perché il regolamento proibiva già prima una sua presenza nell'amministrazione dell'impresa familiare, ma come ha detto in consiglio anni fa, il collega di Pierluigi, cioé il signor Luciano "abbiamo permesso l'eleggibilità di Silvio, lo sa anche Marcello"), vuole cambiare la norma che riguarda l'elezione del presidente e degli amministratori, e vuole togliere i rimborsi annuali alle famiglie dello zio Silvio e dello zio Pierluigi. I ragazzi di Beppe chiedono a Pierluigi di farsi da parte e di proporre come presidente del consiglio d' amministrazione qualcuno che non sia imparentato né con lui né con Silvio."

A questo punto gli ho chiesto che ruolo ha il marito in tutta questa faccenda.

"Il marito... per anni non si è interessato e ha lasciato che fossero Silvio e Pierluigi e il loro entourage ad occuparsi dell'impresa di familia... non è abituato a prendere decisioni... a prendersi la responsabilità di quello che accade... spesso non presenziava nemmeno alle votazioni... non sa cosa significhi aver potere decisionale, gli è sempre stato detto quello che doveva fare, o come doveva pensarla..."

Cominciavo ad incuriosirmi sempre di più... volevo sapere chi fosse il marito e come aveva agito il mio amico terapeuta in una situazione del genere.

"Mah... guarda... sai che alle soluzioni bisogna arrivarci spontaneamente. Non potevo certo dire alla signora Italia e ai due figli come comportarsi."

Così per curiosità gli ho chiesto chi fosse il marito.

"Il marito è il signor Popolo e ho chiesto alla signora Italia "Signora Italia, lei cosa desidera per lei, suo marito ed i suoi figli?"



Il paracadute e la mente

"La mente è come un paracadute, funziona solo se si apre." Così diceva Einstein in quello che è diventato uno dei suoi aforismi più conosciuti. Questa metafora/parallelismo è interessante, perché lascia che l'inconscio di chi legge possa azzardarsi a costruire parecchie rappresentazioni e connessioni fra queste parole e i propri vissuti ed esperienze. 



Se ci si lancia, e il paracadute non si apre, ci si schianta al suolo. Al contrario se si apre ci porta dolcemente coi piedi a terra. Spesso, molti di noi, se ne stanno in cielo, fra i propri pensieri, paure, sogni, aspettative... senza troppa flessibilità e apertura verso nuove possibilità, verso scelte coraggiose... aspettando che le cose prendano da sé una certa forma, una qualche direzione... il rischio, nel frattempo, è quello di precipitare senza accorgersi che il paracadute non si sta aprendo, non sta funzionando, e in quel caso l'impatto col terreno diventa oltremodo pericoloso e traumatico. 

Ma... quando il paracadute si apre, il viaggio dal cielo dei pensieri, al suolo del reale può lasciare anche il tempo di godersi il panorama che ci circonda, la brezza che attraversiamo e ci attraversa, le nuvole. Quando il paracadute si apre, si può osservare tutto ciò che sta al di sotto da una prospettiva differente e insolita. Questo fa sì che all'interno di un intero paesaggio fatto di verdi pianure, montagne rocciose, laghi e fiumi che scorrono, certi ostacoli risultino ridimensionati, rimpiccioliti. Altri ancora tendono ad essere finalmente visti come un qualcosa di vantaggioso, da utilizzare a proprio favore. 

Ci sono parecchi istanti e periodi nella vita, in cui è possibile saltare, e poi tirare quel cavo che permette al paracadute di aprirsi...

A scuola nel 2213...



Alunna: Gaia
Età relativa spaziotemporale: 10 giri intorno al Sole.  

Tema: come siamo arrivati a questo presente

Non possiamo  pretendere che  le cose cambino, se continuiamo a fare le stesse cose.
La crisi è la più grande benedizione  per le persone e le nazioni, perché la crisi porta progressi. La creatività nasce dall'angoscia come il giorno nasce dalla  notte oscura. E' nella crisi che sorge l'inventiva, le scoperte e le grandi strategie. Chi supera la crisi  supera sé stesso senza essere 'superato' (A.Einstein)

Oggi la maestra dopo il Laboratorio di Bioenergetica, la lezione di Percezione, Telepatia e Gestione dei Pensieri e delle Emozioni, e quella sull'Uso Creativo del Linguaggio e delle Parole, ci ha parlato della storia dell'umanità. Nel 900 ci furono 2 guerre mondiali che portarono morte, miseria e distruzione. Alla fine della seconda, dopo aver sperimentato che cosa significasse vivere in un regime dittatoriale e sotto i bombardamenti, molti paesi in Europa e nel mondo scrissero o riscrissero la propria Costituzione, tenendo ben presente che, i valori su cui fondare la massima e più felice espressione dell'individuo e dunque della società erano onestà, solidarietà, rispetto dell'ambiente, libertà e cultura.



Tuttavia l'essere umano non era ancora pronto per sostenere veramente quanto era stato promesso e scritto, e ciò che era legge fondamentale sulla Carta, nel giro di alcuni decenni fu dimenticato, calpestato, trasformato. Gli istinti più bassi, la paura, la ricerca da parte della mente di una sicurezza che ora noi sappiamo esistere solo nella continua evoluzione e nel cambiamento, l'ingordigia, l'egoismo e tanto altro ancora, crearono un sistema economico e politico, in cui i cittadini senza rendersene conto erano tornati ad essere sudditi inconsapevoli di chi aveva accumulato ricchezze. Molti, tenuti il più possibile senza vera informazione, senza una reale istruzione, senza la conoscenza di ciò che significano veramente le parole "salute e benessere", sentivano di vivere in democrazia grazie al diritto di voto. Ma l'esercizio del voto aveva generato nel tempo un divario fra il normale cittadino e il politico, cioè il cittadino che si occupa di politica. Il politico era divenuto un aristocratico burattino dei monarchi, cioè i banchieri e proprietari delle grandi multinazionali.


 
Nei primi decenni di questo millennio la vecchia rete Internet generò, all'interno di un sistema arcaico e intellettualmente medievale, un grande scambio di informazioni, idee e soluzioni. Le nuove generazioni più portate e aperte a nuove tecnologie materiali e della coscienza, si ritrovarono a "uccidere" edipicamente i padri al comando del pianeta, i quali seguitavano a voler mantenere uno status quo nel quale la persona era vista come schiavo e mezzo per accrescere i consumi, e dunque la produzione industriale, con conseguente spreco e distruzione delle risorse naturali. Dopo millenni di patriarcato, le donne e tutto ciò che possiamo associare all'archetipo femminile, ripresero ed espansero il loro ruolo nella società. Le religioni, con le loro antiche storielle metaforiche e le strampalate interpretazioni che ne erano state fatte, crollarono sotto il peso di una nuova intelligenza, dell'evoluzione fisica, mentale e coscienziale. Il sesso tornò ad essere un argomento di discussione come un altro, senza più tabù o proibizioni.



Furono necessari diversi decenni affinché il sistema di vita che era stato creato nel passato, e che era visto come l'unico possibile, fosse sostituito. L'incipit più forte fu una grossa crisi economica e valoriale, che mise tutto in discussione. Oggi siamo giunti ad avere uno stato senza governo, non perché ingovernabili come cittadini, ma poiché una società composta da individui evoluti ed educati alla comunicazione, all'ascolto, all'entrare in relazione con curiosità, non necessità più di monarchi, di presidenti o di capi.